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« La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità . »
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(Paolo Borsellino)
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Una sera come tante altre di 15 anni fa. All’epoca avevo nove anni e nella mia ingenuità , quando le trasmissioni furono interrotte di soppiatto, chiesi a mio padre chi fosse Borsellino, perchè al primo impatto non afferrai il concetto: era la prima volta che collegavo un oggetto ad un cognome e il tutto non mi tornava.
Oggi sorrido per questa mia ingenuità , ma allora mi sembrava una scoperta, e vedere le immagini di quello che era successo mi faceva un po’ paura.
Ora mi accorgo che la mafia ha cambiato volto: le stragi sono troppo rumorose e possono sollevare l’indignazione della popolazione che mossa da un fiume di malcontento può aprire o dare supporto a stagioni come quella di Tangentopoli, in cui non si fece abbastanza.
Non bisogna fare scalpore, muoversi nell’ombra non è più concesso una volta che si è stati scoperti, ma si deve assolutamente fare appello al “movimento culturale” del tutto italico, in cui se si può superare con furbizia un ostacolo la coscenza impone di farlo. La corruzione, le tangenti , i ricorsi diventano leciti e gli accusati scambiano il loro ruolo con gli accusatori. Ci si appella al popolo, ai cavilli e quando non basta ci si scaglia contro altri.
Borsellino, uomo di destra, all’epoca della sua morte indagava, tra l’altro, su Dell’Utri, Berlusconi e Mangano. Un uomo di questo calibro non aveva pregiudizi politici, come non lo hanno molti magistrati odierni, ma per non si sa quale stranezza è sempre meglio identificarsi con gli accusati e non con le vittime.
A cosa porterà questo spostamento di tendenza? Questa identificazione in schieramenti, in cui le persone non possono essere in una categoria e criticarne la struttura, questa globalizzazione indiscriminata che tenta di ugugliare livellando e non esaltando le peculiarità dei singoli, questo equilibrio instabile potrà portare solo a condizioni estreme.
Ci vogliono Uomini come Falcone e Borsellino. Ci vogliono azioni. Ci vogliono cultura e volontà . Non serve il revisionismo storico, non serve condannare a parole, non servono le manifestazioni e le targhe. Serve seguire un pensiero, un idea con coerenza e sacrificio.
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«Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana (J.F.Kennedy). »
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(Giovanni Falcone)
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