Nov
08
2007
0

Ritorno

Dopo una migrazione del blog, che a causa di problemi di gestione è stato off-line,  torno alla mia attività di scrittore. Il giorno è già pieno di impegni e dato gli ultimi eventi che mi tratterrebbero ore davanti alla tastiera; pongo un saluto, come tanti altri, a Enzo Biagi che assieme al compagno/avvessario Idro Montanelli, ha reso grande l’Italia e chiara un’informazione oggi troppo annacquata e torbida.

GRAZIE!

Written by Andrea Belussi in: Letteratura,Società |
Sep
04
2007
4

Cultura, coscienza storica e critica

L’annuncio del Ministro dell’istruzione di abbandonare le tre “I”  almeno per quanto concerne il ciclo primario e di dedicarsi a grammatica e sintassi cade a fagiuolo, perchè mi hanno segnalato un libro che deve essere assolutamente letto. Ringrazio in primis Romeo per la sua sensibilità ed auguro una buona lettura a tutti.

“…IL PIOMBO E L’ARGENTO. La Vera storia del partigiano Facio.

Di Carlo Spartaco Capogreco, edito da Donzelli.

Non è un romanzo ma un saggio storico.

La Resistenza: una storia ancora non chiusa – per citare Norberto Bobbio – da comprendere “nella sua grandezza e nella sua miseria, nelle sue verità e nei suoi errori”.

Come del resto ce l’ha tramandata la nostra migliore letteratura da Fenoglio ( Il partigiano Johnny, I ventitre giorni della città di Alba, La paga del sabato) a Meneghello (Piccoli maestri) a Calvino (Il sentiero dei nidi di ragno) a Cassola (La ragazza di Bube) a Bertoli (La quarantasettesima) a Chiodi (Banditi). Per citare solo i più noti.

La nostra generazione, giunta a piena maturità culturale e politica, ha il diritto-dovere storico di conoscere a fondo e fare piena luce sul grande moto di una generazione che ha rifondato in montagna, mitra alla mano, il patto di civiltà che ha dato vita alla nostra “repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Capogreco scrive un saggio storico più avvincente di un grande giallo, senza “effetti speciali”, con un stile piano ed efficace, lasciando parlare fatti documenti e testimonianze.

Leggetelo.

Romeo…”

Written by Andrea Belussi in: Letteratura |
Aug
05
2007
2

Paesi a confronto

“«Partiva una corriera piena di gente ogni mattina.» «Andavano in Francia, in Belgio, in Australia, in Venezuela.» «Alcuni hanno fatto fortuna, altri hanno fatto la fame.» Se li ricordano così, quegli anni, gli abitanti di Velo Veronese. Era il 1947. La Lessinia, il Veneto, l’Italia emigravano. Si partiva in cerca di lavoro, di soldi. Si partiva in cerca del mondo, non accorgendosi di quanto mondo c’era nel proprio paese. Il paese era la famiglia, la patria e la nazione.
La parrocchia era la casa della comunità, con le porte aperte a tutti e con i preti che sapevano stare con la gente. Alla sera la canonica era affollata di adunanze, di riunioni, di prove di canto. E si stava insieme, in piazza, a cantare e ascoltare il grammofono, aspettando l’arrivo della corriera. Erano gli anni della speranza e della generosità…”

La volontà di una comunità di riemergere, di tener vivo un paese, di non lasciarlo a quella quella lunga agonia che lo porterà alla scomparsa. Una comunità coinvolta nel fare e nel vivere. Molti altri paesi non hanno questa forza, questo coraggio; troppo stretti nelle loro case e attenti a quello che accade attorno al loro pezzetto di terra. Loro non ci stanno.

Una compagnia teatrale è stato uno dei punti da cui iniziare, da cui costruire. Una commedi che riporta al presente anni difficili, in cui ognuno doveva mettersi in gioco più di oggi, un periodo in cui i giovani dovevano crescere in poco tempo e cercare fortuna.

Consiglio a tutti la visione dello spettacolo. Non bisogna dimenticare chi si era.

Written by Andrea Belussi in: Letteratura |
May
21
2007
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Informazione

Sto leggendo un libro e la notte continua a fare il suo interminabile corso. Mi prende davvero molto e non posso fare a meno di consigliarlo a tutti:

Enzo BiagiQuello che non si doveva dire – Rizzoli 2006

Può essere utile a tutti quelli che vogliono un quadro più ampio di ciò con cui sono venuti a contatto negli ultimi anni per i motivi più differenti. Il libro parla di molteplici realtà non soltanto italiane e non soltanto odierne. Collegamenti, paragoni, profumi e visioni in uno stile inconfondibile. Una lettura che fa riflettere.

Written by Andrea Belussi in: Letteratura |
Apr
26
2007
3

Si inaridisce la lingua e ci si prostituisce per cultura

Quanto conta l’uso corretto della lingua in una conversazione?

Quanto l’approssimazione di ciò che diciamo influisce sulle nostre azioni?

La non conoscenza e la semplificazione per una comunuicazione più efficace porta a un continuo degrado, in un mondo dove il dialetto risulta a volte più espressivo della lingua madre per una non conoscenza, dove il termine inglese sembra più pregnante di un gergo nostrano; eppure sentendo termini evocativi o più ricercati, la struttura può risultare più snella e ricca di particolari. Questa conversazione è anche più difficile da comprendere perchè? Perchè la televisione, primo strumento di condizionamento, usa un vocabolario approssimativo, improprio ed incompleto in cui si passano notizie a volte errate che riescono a indirizzare le masse. Seguono a ruota i giornali. Dove si può riscoprire un italiano più ricco?

La risposta a cui sono arrivato è non so. In primis il sistema i istruzione non forma ad un uso corretto della lingua, non bisogna aspettarsi che formi persone che sappiano parlare una buona lingua. In secundis i laureati in lettere non mi sembra che abbiano una padronanza tale da poter essere considerati dei promotori in questo senso.

In questa era della globalizzazione le lingue muoiono, l’italiano è la 4° lingua più usata sui blog non scompare, ma sicuramente si impoverisce diffondendosi. In Giappone al contratrio si valuta una persona anche per il suo vocabolario e si reputa importante la conoscenza della lingua madre. In Inghilterra i giornali si acquistano in base al grado di conoscenza dell’idioma e dunque ci sono quotidiani più o meno alla portata dello straniero e del popolo. Infine in Francia si tenta di non perdere nulla, traducendo anche quello che ormai il mondo intero ha adottato come termine di uso comune (Ordinateur per Personal Computer o Pc, in italiano elaboratore dati o calcolatore). C’è quindi una parte di globo che si tiene stretta la propria lingua e una parte che per omogenizzazione la lascia morire lentamente: la Spagna tenta di cambiare rotta!

Gli italiani che parlano correttamente la propria lingua saranno sempre più mosche bianche, mentre i cultori saranno pochi studiosi – prossimi all’estinzione – chiusi in torri d’avorio e custodi di un tempo ormai passato. Questo è ciò che accadrà alla lingua di Dante, Petrarca e Bocaccio se non si farà nulla. Peccato!

Written by Andrea Belussi in: Letteratura,Società |

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