Jul
21
2007
5

Extra comunitari: primi razzisti.

Ormai sono 9 anni che lavoro: cameriere, commesso e molto altro ancora. Di gente ne ho vista davvero molta: di tutte le età, sesso e razza. Questa sera mi sono trovato a spiegare per l’ennesima volta come si facevano alcune mansioni e la risposta che ha risuonato nei miei timpani, come molto spesso capita, è stata: “Non trattarmi male, razzista!” o “Mi tratti così solo perchè sono marocchino/a!” o altro di simile. Queste persone, per lo più del nord Africa e soprattutto donne si appellano alla discriminazione razziale senza nemmeno porsi il dubbio che il richiamo sia stato fatto per una loro mancanza.

Quando ho iniziato a lavorare mi era stato detto fin da subito che io ero lì per imparare e che, quando richiamato, non avevo diritto di replica. Devo dire che come metodo è un po’ brutale, ma in poco tempo ti fa crescere molto. Stando attendo a come lavoravano gli altri; in poco tempo salii di posizione senza dover mai discutere ed essere richiamato sonoramente, perchè le persone con cui lavoravo sapevano che ero lì per imparare.

Oggi non è più così, trovare persone disposte a imparare e a fare gavetta non ce ne sono. Tutti vogliono responsabilità e soldi; l’umiltà è rimasta fuori casa, la professionalità è una parola che neppure rientra nel loro vocabolario. In tre giorni pensano di saper fare quello che altri hanno imparato in un decennio o addiritura in una vita e additano, come prima istanza, chi vuol insegnare loro come “razzista”. In verità sono loro i Razzisti!

Eppure a me capita, nei più svariati ambiti, di imparare ogni volta che faccio qualcosa anche se, quella mansione, l’ho svolta per anni.

Written by Andrea Belussi in: Società |
Jul
19
2007
1

La marea: passato…presente

« La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. »

 

(Paolo Borsellino)

Una sera come tante altre di 15 anni fa. All’epoca avevo nove anni e nella mia ingenuità, quando le trasmissioni furono interrotte di soppiatto, chiesi a mio padre chi fosse Borsellino, perchè al primo impatto non afferrai il concetto: era la prima volta che collegavo un oggetto ad un cognome e il tutto non mi tornava.

Oggi sorrido per questa mia ingenuità, ma allora mi sembrava una scoperta, e vedere le immagini di quello che era successo mi faceva un po’ paura.

Ora mi accorgo che la mafia ha cambiato volto: le stragi sono troppo rumorose e possono sollevare l’indignazione della popolazione che mossa da un fiume di malcontento può aprire o dare supporto a stagioni come quella di Tangentopoli, in cui non si fece abbastanza.

Non bisogna fare scalpore, muoversi nell’ombra non è più concesso una volta che si è stati scoperti, ma si deve assolutamente fare appello al “movimento culturale” del tutto italico, in cui se si può superare con furbizia un ostacolo la coscenza impone di farlo. La corruzione, le tangenti , i ricorsi diventano leciti e gli accusati scambiano il loro ruolo con gli accusatori. Ci si appella al popolo, ai cavilli e quando non basta ci si scaglia contro altri.

Borsellino, uomo di destra, all’epoca della sua morte indagava, tra l’altro, su Dell’Utri, Berlusconi e Mangano. Un uomo di questo calibro non aveva pregiudizi politici, come non lo hanno molti magistrati odierni, ma per non si sa quale stranezza è sempre meglio identificarsi con gli accusati e non con le vittime.

A cosa porterà questo spostamento di tendenza? Questa identificazione in schieramenti, in cui le persone non possono essere in una categoria e criticarne la struttura, questa globalizzazione indiscriminata che tenta di ugugliare livellando e non esaltando le peculiarità dei singoli, questo equilibrio instabile potrà portare solo a condizioni estreme.

Ci vogliono Uomini come Falcone e Borsellino. Ci vogliono azioni. Ci vogliono cultura e volontà. Non serve il revisionismo storico, non serve condannare a parole, non servono le manifestazioni e le targhe. Serve seguire un pensiero, un idea con coerenza e sacrificio.

«Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana (J.F.Kennedy). »

 

(Giovanni Falcone)

Written by Andrea Belussi in: Penseri,Società |
Jul
04
2007
2

Scelte liturgiche

Prendo spunto dal racconto di un’amica, che lo scorso 24 giugno ha assistito ad un’omelia su tal Giovanni figlio di Elisabetta, più noto come San Giovanni il Battista, di cui per chi non lo sapesse si festegga la Natività in tal data. La spiegazione – dice l’officiante – del perché proprio questo giorno e non un’altro a caso dei 364 restanti è presto data se si fa un rapido calcolo su alcuni dati forniti dai Vangeli, che pongono la nascita del succitato Giovanni a sei mesi di distanza da quella di Gesù, e sapendo tutti qual è il giorno di Natale, i conti tornano.

Ma tornano davvero? Matematicamente forse, ma chi ha deciso che Gesù sia nato proprio il 25 dicembre? Si sa ormai che è una “semplice” scelta liturgica visto che non ci sono dati evangelici che ci diano indicazioni, e che a ben vedere ci siano anche delle incongurenze climatiche.

Quello che i più ignorano (o semplicemente non si pongono come problema) è che la maggior parte delle cosiddette scelte liturgiche sono in effetti delle scelte strategiche da campagna elettorale. Infatti se il ceto povero ce lo si guadagna grazie a “ beati gli ultimi perché saranno i primi”, che fare del resto della popolazione, legata ai riti pagani per tradizione aristocratica o per abitudine contadina? La risposta è semplice ed efficace: è sufficiente sostituire le loro maggiori feste con le nostre, facendo coincidere il più possibile le date e i contenuti, nonché l’iconografia.
E così abbiamo Natale, ovvero il 25 dicembre, nascita di Gesù, metaforicamente detto “luce del mondo”. Quindi nascita della luce. Coincide perfettamente con il solstizio d’inverno, in cui – appena 4 giorni prima – si festeggia la rinascita del Dio Sole. E se vogliamo, il 25 dicembre anticamente si festeggiava la nascita del dio solare Mitra, culto nato più o meno contemporaneamente al Cristianesimo. Due piccioni con una fava. E se vi siete mai chiesti perché si addobbi un abete, era usanza tipica dello Yule celtico.
Allo stesso modo il nostro Giovanni soppianta matematicamente bene il solstizio d’estate, festa di fertilità la cui erba sacra, l’iperico, ha comunemente preso il nome di “erba di san Giovanni”.
E a primavera, quando si festeggia la rinascita della Madre Terra dai rigori dell’inverno? La Chiesa ci mette la sua, di rinascita, nientemeno che la Pasqua! Ed ecco che le colombe cristiane di affiancano a uova e conigli, pagani simboli di fertilità sacri alla Dea Madre.
A cavallo di ottobre e novembre i morti tornano a visitare la terra? Nessun problema, noi ci mettiamo una notte per i morti e una pure per quelli illustri, i Santi.
La propaganda cristiana arriva anche a trasformare la celtica dea del fuoco Brigit in una certa Santa Brigida, sostituendone la festa, e l’iconografia del buon pastore è la preferita da subito grazie alla diffusione dei rilievi decorativi pastorali di epoca ellenistica: nessun modo migliore per fare vedere un amorevole Gesù in ogni edificio pagano.

E ci sorprendiamo che il Papa si senta in diritto di abolire il Limbo come un Preside l’intervallo delle 12?

Written by Ancestral Moon in: Religione |
Jul
03
2007
1

Perdere il treno

Ecco che si creano alleanze tra le maggiori compagni di trasporto ferroviario a livello europeo e in Italia non siamo ancora giunti ad avere l’alta velocità.

Polemiche polemiche e polemiche!

Mentre nel resto d’Europa si fanno i fatti, noi paghiamo le nostre inefficienze. Entreremo anche noi nel conosrzio, ma essere tra i fondatori è sempre meglio.

Written by Andrea Belussi in: Europa |

Powered by WordPress | Aeros Theme | TheBuckmaker.com WordPress Themes