Extra comunitari: primi razzisti.
Ormai sono 9 anni che lavoro: cameriere, commesso e molto altro ancora. Di gente ne ho vista davvero molta: di tutte le età , sesso e razza. Questa sera mi sono trovato a spiegare per l’ennesima volta come si facevano alcune mansioni e la risposta che ha risuonato nei miei timpani, come molto spesso capita, è stata: “Non trattarmi male, razzista!” o “Mi tratti così solo perchè sono marocchino/a!” o altro di simile. Queste persone, per lo più del nord Africa e soprattutto donne si appellano alla discriminazione razziale senza nemmeno porsi il dubbio che il richiamo sia stato fatto per una loro mancanza.
Quando ho iniziato a lavorare mi era stato detto fin da subito che io ero lì per imparare e che, quando richiamato, non avevo diritto di replica. Devo dire che come metodo è un po’ brutale, ma in poco tempo ti fa crescere molto. Stando attendo a come lavoravano gli altri; in poco tempo salii di posizione senza dover mai discutere ed essere richiamato sonoramente, perchè le persone con cui lavoravo sapevano che ero lì per imparare.
Oggi non è più così, trovare persone disposte a imparare e a fare gavetta non ce ne sono. Tutti vogliono responsabilità e soldi; l’umiltà è rimasta fuori casa, la professionalità è una parola che neppure rientra nel loro vocabolario. In tre giorni pensano di saper fare quello che altri hanno imparato in un decennio o addiritura in una vita e additano, come prima istanza, chi vuol insegnare loro come “razzista”. In verità sono loro i Razzisti!
Eppure a me capita, nei più svariati ambiti, di imparare ogni volta che faccio qualcosa anche se, quella mansione, l’ho svolta per anni.