Apr
26
2007

Si inaridisce la lingua e ci si prostituisce per cultura

Quanto conta l’uso corretto della lingua in una conversazione?

Quanto l’approssimazione di ciò che diciamo influisce sulle nostre azioni?

La non conoscenza e la semplificazione per una comunuicazione più efficace porta a un continuo degrado, in un mondo dove il dialetto risulta a volte più espressivo della lingua madre per una non conoscenza, dove il termine inglese sembra più pregnante di un gergo nostrano; eppure sentendo termini evocativi o più ricercati, la struttura può risultare più snella e ricca di particolari. Questa conversazione è anche più difficile da comprendere perchè? Perchè la televisione, primo strumento di condizionamento, usa un vocabolario approssimativo, improprio ed incompleto in cui si passano notizie a volte errate che riescono a indirizzare le masse. Seguono a ruota i giornali. Dove si può riscoprire un italiano più ricco?

La risposta a cui sono arrivato è non so. In primis il sistema i istruzione non forma ad un uso corretto della lingua, non bisogna aspettarsi che formi persone che sappiano parlare una buona lingua. In secundis i laureati in lettere non mi sembra che abbiano una padronanza tale da poter essere considerati dei promotori in questo senso.

In questa era della globalizzazione le lingue muoiono, l’italiano è la 4° lingua più usata sui blog non scompare, ma sicuramente si impoverisce diffondendosi. In Giappone al contratrio si valuta una persona anche per il suo vocabolario e si reputa importante la conoscenza della lingua madre. In Inghilterra i giornali si acquistano in base al grado di conoscenza dell’idioma e dunque ci sono quotidiani più o meno alla portata dello straniero e del popolo. Infine in Francia si tenta di non perdere nulla, traducendo anche quello che ormai il mondo intero ha adottato come termine di uso comune (Ordinateur per Personal Computer o Pc, in italiano elaboratore dati o calcolatore). C’è quindi una parte di globo che si tiene stretta la propria lingua e una parte che per omogenizzazione la lascia morire lentamente: la Spagna tenta di cambiare rotta!

Gli italiani che parlano correttamente la propria lingua saranno sempre più mosche bianche, mentre i cultori saranno pochi studiosi – prossimi all’estinzione – chiusi in torri d’avorio e custodi di un tempo ormai passato. Questo è ciò che accadrà alla lingua di Dante, Petrarca e Bocaccio se non si farà nulla. Peccato!

Written by Andrea Belussi in: Letteratura,Società |

3 Comments »

  • Chipko

    Siamo nel 476 DC è crollato l’impero romano. La lingua latina si sta ormai imbarbarendo, quali immani sciagure si abbatteranno su di noi? Quanto l’approssimazione di ciò che diciamo influirà
    sulle nostre azioni? La non conoscenza e la semplificazione per una comunicazione più efficace porta a un continuo degrado, in un mondo dove una moltitudine di lingue volgari, barbare e quindi indegne risultano a volte più espressive della madre nostra lingua latina. Eppure sentendo termini evocativi o più ricercati, la struttura può risultare più snella e ricca di particolari. Questa conversazione è anche più difficile da comprendere perché ? Questi barbari invasori, questi debosciati non hanno istruzione sufficiente, non si preoccupano di preservare la nobile lingua, la fanno cadere nel fango, non le portano rispetto, prostituiscono la nostra cultura. Che ne sarà delle sottigliezze, come si farà a distinguere tra suus ed eius? Di tutte le finezze rese dai casi, dal neutrale e dai verbi deponenti, ohimè! Dove andremo a finire? I romani che sapranno parlare correttamente il latino saranno sempre più mosche bianche, mentre i cultori saranno pochi studiosi – prossimi all’estinzione – chiusi in torri d’avorio e custodi di un tempo ormai passato. Questo è ciò che accadrà alla lingua di Plauto, di Ovidio e Virgilio. Oh tempora oh mores!

    Torniamo al 2007 DC è sicuramente vero che stiamo assistendo ad una riduzione delle lingue e ad una loro esemplificazione (dati UNESCO) ed è anche vero che ciò rappresenta una perdita per la cultura; ma questi dati sono irrimediabilmente persi? O c’è qualche linguista che ne preserva la memoria scrivendone un manuale? La cultura globalmente intesa con il passare del tempo tende ad aumentare o a diminuire? Sicuramente ad aumentare, ma allora che cos’è che vuole rivendicare il nostro melanconico Andrea? Rivendica e denuncia un’istruzione non sufficientemente “alta”, “gli universitari di una volta erano più preparati di noi”. Concordo. Ma la domanda che mi pongo è la seguente: la cultura di massa è rimasta allo stesso livello o si è evoluta? Quanti dei nostri genitori hanno solo la terza media? E quanti dei nostri nonni hanno solo la 5 elementare? Credete che queste statistiche rimarranno inalterate quando i nonni saremo noi? Vale a dire: quando noi avremo l’età dei nostri nonni saremo più o meno acculturati di loro? (Acculturati, né migliori ne peggiori solo acculturati, la cultura non può sostituire l’uomo!).
    “ A me non interessa la massa, io penso per me, la cultura è un mio diritto, è inaccettabile che l’università abbassi il tiro per far arrivare tutti ad un livello standard” La mia domanda è che cosa ti impedisce di progredire autonomamente nello studio? Quelli che vogliono lo fanno, Valerio mi sembra uno di quelli, ha inserito nel suo piano studi latino anche se l’università non lo richiedeva. E francamente mi sembra che oggi per un ragazzo sia più semplice procurarsi il materiale di studio rispetto al passato: Cd, opera omnia, Internet, Cataloghi, Dizionari storici, etimologici, filosofici, dizionari di dizionari ecc ecc (c’è un famoso esempio, un po’ estremizzato secondo me, nel film genio ribelle, dove il ragazzo ha potuto acquisire una cultura superiore a quella degli studenti del college leggendo gli stessi libri in una biblioteca).
    L’ unico fondo di verità è che non esisteranno più figure che posseggono tutto lo scibile umano dell’epoca come fu ad esempio Dante, ma questo dimostra che all’epoca si sapevano meno cose oggi sarebbe umanamente impossibile. Comunque più che affannarmi sul come comunicare mi preoccuperei di più di cosa comunicare e di che cosa ho da dire, visto che in un post intitolato
    “confronti” a distanza di 240 ore dalla levata mattutina e dalla snebbiatura degli occhi e della mente non c’è stata alcuna reazione, né in greco, né in latino, italiano alto, volgare o dialetto. (Frecciatina ironica ma assolutamente bonaria).

    Comment | April 26, 2007
  • “…La mia domanda è che cosa ti impedisce di progredire autonomamente nello studio? Quelli che vogliono lo fanno…” In generale posso anche concordare sul fatto che la cultura aumenti, ma non concordo sul fatto che un titolo che prioma garantiva un determinato livello di preparazione, ora sia abbassato e che dequalifichi le professioni. Se gli obiettivi sono chiari e definiti non dubito che si possa progredire autonomamente, anche se scelgo un liceo, pretendo un certo tipo di preparazione che non deve essere contrattabile al ribasso.

    Comment | June 19, 2007

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    Trackback | September 10, 2010

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