Apr
28
2007
7

Un simbolo ha significato solo per chi ci crede

Se un credo non nuoce alla comunità e rispetta le leggi dello stato non vedo per qual motivo non si possa professare liberamente… premetto che chiedere il venerdì o il sabato come giorno di riposo a causa della credenza religiosa praticata, in uno stato dove il giorno di riposo è la domenica può creare qualche problema, ma andare a scuola con un crocefisso appuntato al petto non ne crea nessuno, mentre il velo in un impianto produttivo di stampaggio può essere pericoloso. Dico questo perchè il buon senso è la miglior guida alla soluzione dei problemi senza dover arrivare a soluzioni estreme.

Da “il corriere della sera”:

Vietato l’anello di castità in classe E lei porta la scuola in tribunale

Gb, studentessa lo vuole tenere al dito per mostrare la fede cristiana ma la sua scuola vieta di indossare ogni simbolo. «Sono perseguitata» di D.Bonetti

Written by Andrea Belussi in: Religione,Società |
Apr
26
2007
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Quale futuro?!

Non dico nulla di più se non di vedere come sarà la vostra pensione nel prossimo futuro in base ai contributi versati. Mi domando che cosa ne facciano dei nostri soldi perchè se lo stato investe correttamente dovrebbe arrivare a darmi almeno un 70% dello stipendio che percepivo. Mi sta anche bene che questo venga calcolato sull’intera vita contributiva di una persona, ma non si può arrivare a percepire il 20%. Come si fa? Non credo che sia umanamente possibile a meno di stipendi stratosferici e non considero tali i 3000 euro mensili. Che sono tanti, ma nulla se paragonati a quelli di molte altre persone. Un piccolo sito infomativo su cui ci si può mettere a giocare con cifre e parametri e scoprire un po’ di cose interessanti. Che il gioco abbia inizio! START

Written by Andrea Belussi in: Società |
Apr
26
2007
3

Si inaridisce la lingua e ci si prostituisce per cultura

Quanto conta l’uso corretto della lingua in una conversazione?

Quanto l’approssimazione di ciò che diciamo influisce sulle nostre azioni?

La non conoscenza e la semplificazione per una comunuicazione più efficace porta a un continuo degrado, in un mondo dove il dialetto risulta a volte più espressivo della lingua madre per una non conoscenza, dove il termine inglese sembra più pregnante di un gergo nostrano; eppure sentendo termini evocativi o più ricercati, la struttura può risultare più snella e ricca di particolari. Questa conversazione è anche più difficile da comprendere perchè? Perchè la televisione, primo strumento di condizionamento, usa un vocabolario approssimativo, improprio ed incompleto in cui si passano notizie a volte errate che riescono a indirizzare le masse. Seguono a ruota i giornali. Dove si può riscoprire un italiano più ricco?

La risposta a cui sono arrivato è non so. In primis il sistema i istruzione non forma ad un uso corretto della lingua, non bisogna aspettarsi che formi persone che sappiano parlare una buona lingua. In secundis i laureati in lettere non mi sembra che abbiano una padronanza tale da poter essere considerati dei promotori in questo senso.

In questa era della globalizzazione le lingue muoiono, l’italiano è la 4° lingua più usata sui blog non scompare, ma sicuramente si impoverisce diffondendosi. In Giappone al contratrio si valuta una persona anche per il suo vocabolario e si reputa importante la conoscenza della lingua madre. In Inghilterra i giornali si acquistano in base al grado di conoscenza dell’idioma e dunque ci sono quotidiani più o meno alla portata dello straniero e del popolo. Infine in Francia si tenta di non perdere nulla, traducendo anche quello che ormai il mondo intero ha adottato come termine di uso comune (Ordinateur per Personal Computer o Pc, in italiano elaboratore dati o calcolatore). C’è quindi una parte di globo che si tiene stretta la propria lingua e una parte che per omogenizzazione la lascia morire lentamente: la Spagna tenta di cambiare rotta!

Gli italiani che parlano correttamente la propria lingua saranno sempre più mosche bianche, mentre i cultori saranno pochi studiosi – prossimi all’estinzione – chiusi in torri d’avorio e custodi di un tempo ormai passato. Questo è ciò che accadrà alla lingua di Dante, Petrarca e Bocaccio se non si farà nulla. Peccato!

Written by Andrea Belussi in: Letteratura,Società |
Apr
18
2007
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Uso Proprio o Improprio di un’arma

La polemica sulle armi torna alla ribalta: possedere o non possedere un’arma. Come risolvere la questione? E’ meglio uno stato dove i cittadini hanno facilità d’accesso alle armi o uno in cui le leggi sono un po’ più restrittive? Gli Stati Uniti sono i sostenitori classici della prima tesi, mentre l’Italia può considerarsi sostenitrice della tesi opposta, anche se, dopo le innumerevoli rapine che sono avvenute a danno di commercianti e privati cittadini, una parte della popolazione richiedeva a gran voce la possibilità di potersi difendere autonomamente senza incorrere poi, nella legge.

Nel nostro Paese situazioni simili a quelle di Blacksburg, dove uno studente ha ucciso 32 connazionali, non accadono. Sarà dato dalla mentalità che è andata a formarsi nel nostro paese o dalle leggi che ci sono o da il connubio di queste? Resta comunque il dato di fatto che questi atti accadono soltanto in paesi in cui è largamente diffuso l’uso delle armi.

Da il corriere della sera:

“…I sostenitori del diritto di possedere armi considerano il massacro al Virginia Tech come una prova della necessità di alleggerire i controlli, piuttosto che di varare leggi più restrittive. «Tutte le sparatorie nelle scuole sono terminate bruscamente negli ultimi 10 anni perché un cittadino rispettoso delle leggi – una potenziale vittima – aveva un’arma», spiega Larry Pratt, direttore esecutivo di Gun Owners of America. «L’ultima sparatoria al Politecnico della Virginia richiede di abrogare immediatamente la legge sulle zone libere dalle armi, che lascia le scuole della nazione alla mercè dei pazzi»…”

Per una discussine si veda qui.

Written by Andrea Belussi in: Società |
Apr
17
2007
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Partire per riflettere

Intervista a Gherardo Colombo sulla giustizia italiana e sull’evoluzione che l’ha contraddistinta nel tempo. Un punto da cui partire a riflettere.

Written by Andrea Belussi in: Società |

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