Quanto conta l’uso corretto della lingua in una conversazione?
Quanto l’approssimazione di ciò che diciamo influisce sulle nostre azioni?
La non conoscenza e la semplificazione per una comunuicazione più efficace porta a un continuo degrado, in un mondo dove il dialetto risulta a volte più espressivo della lingua madre per una non conoscenza, dove il termine inglese sembra più pregnante di un gergo nostrano; eppure sentendo termini evocativi o più ricercati, la struttura può risultare più snella e ricca di particolari. Questa conversazione è anche più difficile da comprendere perchè? Perchè la televisione, primo strumento di condizionamento, usa un vocabolario approssimativo, improprio ed incompleto in cui si passano notizie a volte errate che riescono a indirizzare le masse. Seguono a ruota i giornali. Dove si può riscoprire un italiano più ricco?
La risposta a cui sono arrivato è non so. In primis il sistema i istruzione non forma ad un uso corretto della lingua, non bisogna aspettarsi che formi persone che sappiano parlare una buona lingua. In secundis i laureati in lettere non mi sembra che abbiano una padronanza tale da poter essere considerati dei promotori in questo senso.
In questa era della globalizzazione le lingue muoiono, l’italiano è la 4° lingua più usata sui blog non scompare, ma sicuramente si impoverisce diffondendosi. In Giappone al contratrio si valuta una persona anche per il suo vocabolario e si reputa importante la conoscenza della lingua madre. In Inghilterra i giornali si acquistano in base al grado di conoscenza dell’idioma e dunque ci sono quotidiani più o meno alla portata dello straniero e del popolo. Infine in Francia si tenta di non perdere nulla, traducendo anche quello che ormai il mondo intero ha adottato come termine di uso comune (Ordinateur per Personal Computer o Pc, in italiano elaboratore dati o calcolatore). C’è quindi una parte di globo che si tiene stretta la propria lingua e una parte che per omogenizzazione la lascia morire lentamente: la Spagna tenta di cambiare rotta!
Gli italiani che parlano correttamente la propria lingua saranno sempre più mosche bianche, mentre i cultori saranno pochi studiosi – prossimi all’estinzione – chiusi in torri d’avorio e custodi di un tempo ormai passato. Questo è ciò che accadrà alla lingua di Dante, Petrarca e Bocaccio se non si farà nulla. Peccato!